Intimità

 Nell’età della ragione, ciascuno dovrebbe accompagnarsi con chi meglio crede. La presenza degli animali nelle nostre stanze più private non è necessariamente meno igienica o più incombente di quella di altri esseri umani, né la esclude: dipende. Anche dalla nostra disponibilità a vivere insieme nel vero senso della parola.
 Naturalmente non esistono regole universali. Impedire al cane di salire sul letto, in certi casi, non significa non volergli bene; solo stabilire abitudini adatte alle circostanze o al modo di sentire dei congiunti. Ma non sono buon giudice. Se in campagna forse non incoraggerei a salire sulle coperte, senza una ragione precisa, il maremmano appena rotolata nel fango, in città e non mi verrebbe mai in mente di chiudere fuori dalla mia camera cani e gatti. Certo, è capitato che qualche rissa felina sopra la mia testa mi procurasse un paio di catrici in faccia. Inoltre un gatto russa, ma in modo grazioso. Un’altra – recuperata minuscola 5 giorni dopo che un branco di cani le aveva ucciso madre e fratelli - si attacca un lembo della mia maglietta. Un altro ancora quando ha fame inizia a leccarmi le mani per sollecitare la sveglia, mentre il cane di tanto in tanto ringhia o abbaia dirigendo il traffico.
  Anni fa mostrai a mia nonna, anziana ma lucida, una loro foto al completo, tutti per l’appunto radunati sul letto. C’era in visita una sua vecchia amica che osservò: “Che carini. Se però qualche gentiluomo ti accompagna fino alla porta e si immobilizza, cara non devi meravigliarti.” Parole non prive di fondamento, anche se qualche audace s’incontra. Ma presto gli animali ci guidano alla verità: “Ti dispiace chiuderli fuori? Tutti: ce n’è uno nascosto sotto il letto!”. Ecco che nel nostro cuore l’eroe si dissolve senza rimedio.
 Una mattina apro gli occhi con un tremendo senso di oppressione e soffocamento. E’ forse un periodo faticoso, ma non giustifica la morsa al petto e il peso incombente. Poi guardo e scopro di avere accomodati sopra, in competizione fra loro, almeno quattro gatti grassissimi, che dallo sterno alle anche mi occupano interamente. Eppure non c’è stanza d’albergo, viaggio desiderato, ospitalità gradita, che non mi faccia provare rapida nostalgia della wildlife domestica. Viavai sulle coperte, fusa, rappresaglie, allerta al minimo rumore: è un probabile viaggio senza ritorno rispetto alla concezione antropocentrica del letto.

 

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Una risposta a Intimità

  1. paola scrive:

    ha ragione. è un viaggio senza ritorno. grazie

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