Da Leonardo a Di Caprio l’intelligenza del vegetariano – da Repubblica sera

 Abbracciata in tempi recenti da star dello spettacolo come Leonardo Di Caprio, Kim Basinger, Joaquin Phoenix,  Brigitte Bardot,o superatleti come Edwin Moses, Carl Lewis, Martina Navratilova, la scelta vegetariana o vegana (nel primo caso non si mangiano carne e pesce, il secondo esclude anche latte e latticini, uova, miele e qualsiasi altro derivato) è sempre più diffusa. Ma affollano anche la Storia i grandi esempi di rispetto per gli altri animali, quelle creature munite come l’uomo del dono della vita e, al contrario di noi, appagate dal medesimo.

 ”Fin da giovane ho smesso di mangiare carne, e ritengo che verrà un tempo in cui l’uccisione di un animale sarà considerata con biasimo pari a quella di un uomo”, annotò Leonardo da Vinci, genio e vegetariano, alla fine del Quattrocento. Ma già millequattrocento anni prima aveva tuonato Plutarco, in uno dei suoi Moralia, Del mangiar carne: “E dunque quale pranzo che comporti l’uccisione di un essere vivente non è un eccesso? Ci sembra che la vita sia una spesa da poco?”. Vergò Empedocle:”E’ una grande vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animali ai quali è stata violentemente tolta la vita“. Pitagora, Epicuro, Giovenale, Seneca la pensavano allo stesso modo come pure, con un balzo in avanti nel tempo, Ghandi e Martin Luther King. Benché la Chiesa cattolica non consideri ingiusto uccidere e mangiare gli animali, il modello primo del Giardino dell’Eden indica l’armonia perduta – quella cui l’uomo dovrebbe tendere – in un mondo da cui sono bandite sopraffazione e violenza. Anche Tolstoj, in età avanzata, rivoluzionò le proprie abitudini rinunciando alla caccia e convertendosi al vegetarismo. Si dice, a seguito di una discussione con il filosofo americano William Fray il 12 ottobre 1875. La carne era oltretutto un alimento accessibile solo ai ricchi, raro per i suoi amati contadini, inoltre il grande scrittore individuò nell’abituale e accettata uccisione degli animali il germe stesso della violenza sull’altro. A proposito dei mattatoi pubblicò nel 1891 Il primo gradino, cui seguì un altro saggio filosofico intitolato Contro la caccia e il mangiare carne. “Guardate quella gentile e sensibile signora che divora i cadaveri di questi animali nella piena sicurezza del suo diritto, affermando nello stesso tempo due proposizioni contraddittorie” scrisse. “La prima, ch’ella è così delicata, secondo la conferma del suo medico, da non potersi sostentare con l’esclusivo alimento vegetale e d’avere necessità della carne per il suo debole organismo; la seconda, ch’ella è così sensibile da essere incapace non solo d’infliggere sofferenze agli animali, ma anche di sopportarne la vista. In realtà, la povera signora è debole proprio perché è stata abituata a vivere di un nutrimento innaturale all’uomo; ed essa non può non causare sofferenze agli animali appunto perché li mangia.”

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