Foto di cuccioli in ufficio, felicità pagata a caro prezzo – da Repubblica sera

 Micetti e cagnolini intesi come immagini stimolanti: un recente studio compiuto dalla Hiroshima University in Giappone ha stabilito che “kawaii”, ovvero “carino” influisce positivamente sulle performance umane. L’esperimento, condotto su un gruppo di studenti, si è sviluppato in tre fasi. I ragazzi sono stati sottoposti ad alcuni test dopo aver guardato una serie di immagini; cuccioli, quindi animali adulti, figure meno accattivanti e altri oggetti. A quanto pare, i giovani hanno regolarmente dato miglior prova di sé dopo un contatto visivo, emotivo con le graziose fattezze dei cuccioli, capaci perciò di indurre benessere, nonché efficienza.
  Sembrerebbe la produttività, in ogni caso, l’obiettivo ultimo dello studio, poiché anche senza scomodare tempo e risorse è risaputo che i cuccioli ispirano tenerezza.
  Un giorno anche dalle nostre officine, forse, spariranno i calendari con le donne nude in favore del gattino, qualora gli alacri nipponici dovessero mettere a frutto la scoperta in modo sistematico. Difficilmente per il bene degli animali, però. In Giappone infatti si allevano cani e gatti a ritmo industriale e la gente è sollecitata ad acquistarne proprio in base al “cute factor”, una sorta di ossessione per cui pochi soggetti sono considerati davvero ben riusciti da allevatori e acquirenti. Nel 2011 un’inchiesta del Sunday Mirror rivelò, nel Paese del Sol Levante, la presenza di 23 milioni di cani e gatti, per un fatturato annuo di 400 miliardi di yen (circa 25 miliardi di euro). Un esemplare di moda può costare fino a seimila euro, ma un’incredibile quantità di animali rimane invenduta. Anziani, malati, difettosi, merce in surplus; dopo non molto nei negozi a chi non ha trovato padrone viene applicato un nastro rosso al collo. Significa che il suo tempo è scaduto. Al pari dei randagi, come di coloro che vengono abbandonati o restituiti perché non piacciono più, queste migliaia e migliaia di cani e gatti finiscono nelle 108 camere a gas statali (ne esistono parecchie anche negli USA e pure in Europa) chiamate hokenjos. Qui si uccidono lentamente, atrocemente 550 animali al giorno, intorno ai 250mila l’anno.
  Chi si gioverà in definitiva delle nuove scoperte dei ricercatori giapponesi?

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