Il cavallo non è una moto da vendere al mercato dell’usato – da Repubblica sera

 Come definireste il pony di vostra figlia, il cavallo di un adolescente: un affetto vicino, come il cane o il gatto di casa, oppure uno strumento sportivo? Qual è l’insegnamento ai ragazzi dunque, fedeltà al rapporto, responsabilità verso l’altro? Oppure, se occorre si cambia? Esiste una categoria varia quanto a sensibilità, disponibilità, lealtà, consapevolezza, ma per riassumerla in una sola parola ricorriamo al termine ippogenitori. Intendendo così chi abbia figli appassionati delle attività equestri – così dediti all’equitazione da reclamare, a un certo punto, la cavalcatura di proprietà, o quantomeno a uso personale. Una faccenda da ricchi, in teoria, ma poi non è proprio così. Certo non tutti possono permetterselo, ma esistono circoli più economici di altri, comproprietà, una soluzione diffusa che si chiama “fida” o “mezza fida” ovvero l’affitto esclusivo dell’animale facendosi carico del suo mantenimento.
 Da noi, le politiche di comunicazione di questi sport puntano su popolarità e accessibilità, senza considerare che, per custodire un cavallo, occorrono spazi verdi (la maggior parte delle strutture affiliate dalla Federazione Italiana Sport Equestri nemmeno dispone di paddock), impianti, cure e alimentazione di qualità, rispetto etologico e personale qualificato. Condizioni molto rare, nei club italiani.
 In ogni caso, a meno che non sia stato cavaliere coscienzioso a sua volta, l’ippogenitore è nella maggior parte dei casi all’oscuro di tutto questo. Egli sa semplicemente che il suo bambino si è preso una cotta totalizzante per tutto quanto nitrisca e galoppi. Talvolta si appassiona, entra nel meccanismo agonistico, altrimenti, per accontentare il figlio, affronta spese e traversie affidandosi completamente all’istruttore.
 Arbitri dell’amore dei giovani verso gli animali, fiamma impetuosa ma pure fragile, poiché sottoposta alla continua pressione della competizione sportiva ed economica che si sviluppa in questi ambienti, tali maestri possono influire in modo determinante. Si annoverano fra di essi egregie persone, ma sempre di più hanno preso piede i sottodiplomi (corsi di formazione all’insegnamento  brevi e facilmente accessibili, per rifocillare le casse federali), la scuola dei cavalieri mercanti, commercianti assai spregiudicati. Così guidati, tanti giovani apprendono a entusiasmarsi per il proprio cavallo quando è docile, giovane, sano e vincente, ma al subentrare di acciacchi fisici e morali, dispiaceri, vecchiaia, si lasciano convincere a una sostituzione.
 A quel punto, il genitore è chiamato a decidere. Quando nel “per sempre” di Barbara verso Fulmine c’è già un’incrinatura profonda, pur fra le lacrime. No, dal vecchio cavallo non ci si può separare, ma se non c’è altra soluzione per ottenerne un altro… Senza, infatti, l’istruttore ha spiegato chiaramente che Barbara non potrà prendere il primo grado, non salirà di categoria. Fulmine adesso ha quindici anni, certo è un po’ zoppo, ma con qualche cura potrà ancora essere utile a qualche bambino che deve prendere i brevetti, oppure – dice il maestro – ha un amico commerciante che lo venderà “per fare le passeggiate”.
 Spesso, purtroppo, anche i genitori si allineano e per pigrizia, perché credono che rendendo il cavallo anziano avranno lo sconto sul nuovo, per non accollarsi la spesa del pensionato, dicono addio ad animali che fino a poco prima erano il perno del sentimento familiare. Ma se non è nel rapporto con il cavallo il valore dell’equitazione, non varrebbe allora avviare i figli al motocross? Lo cederemmo, il nostro cane? Vecchi, stanchi, ammaccati, ma anche giovani e infortunati, se non irrequieti o ansiosi: gli animali dovrebbero essere per sempre, comunque. Tanto più è importante che i ragazzi comprendano l’importanza di farsene carico. Siamo abituati a pensare ai cavalli solo in base alla loro utilità, ma lo scambio con loro a fine carriera può diventare ancora più affettuoso e intenso. Un cavallo “al prato”, messo a riposo decorosamente, costa 200-250 euro al mese, quanto una palestra; la fine sfruttati e maltrattati nelle scuole, o di mano in mano sino all’esaurimento, non è una prospettiva degna – né per noi, né per loro. E le famose “passeggiate” di cui parlano certi commercianti non di rado conducono al mattatoio.

 

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