Quell’ermellino e la nuova Chiesa

 ”Potius mori quam foedari”, meglio morire che insozzarsi, fu il motto dei duchi bretoni medievali, che elessero a simbolo del proprio potere l’incorruttibile purezza dell’ermellino. Con pari sfoggio di autorità terrena, da secoli, la pelliccia di questi mammiferi viene usata anche per le bordure di manto papale e mozzetta, che fra bianco e rosso richiamano innocenza e passione di Cristo, ma nell’esplicito sfarzo rappresentano la sovranità mondana del pontefice e il dominio della Chiesa. Chiusa, quest’ultima, alla protesta di chi – associazioni in tutto il mondo, liberi pensatori – veda nell’ostentazione del sacrificio animale la negazione del moderno concetto di amore…
http://roma.repubblica.it/rubriche/al-lupo/2013/03/13/news/quell_ermellino_e_la_nuova_chiesa-54487503/

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2 risposte a Quell’ermellino e la nuova Chiesa

  1. Fausto Orazi scrive:

    Scusate il decreto è del 393, battuta errata. Aggiungo un commento dal mio diario FB.
    Se fosse persona intelligente, il papa, dovrebbe far cancellare quella mostruosa sentenza degna di miserabili ometti e dichiarare ufficialmente che solo gli animali non umani sono privi delle perversioni umane.

  2. Fausto Orazi scrive:

    Occorre chiedere al papa gesuita, per quanto possa valere lui e la sua combriccola, di denunciare la sentenza dei suoi colleghi gesuiti: “L’uomo può fare quel che vuole degli animali, in quanto essi non hanno DIGNITA’” La lessi attorno al 1995 pubblicata su un quotidiano. Sappiamo che l’Amore predicato dai cristiani è un falso ideologico, loro come ogni religione, si son sempre guadagnato il potere uccidendo chi non si sottometteva compresi altri cristiani veramente evangelici. Questo dal decreto di Teodosio del 493 che vietò la religione pagana applicando la pena di morte e distruggendo i templi. Ebbe però il gran merito di vietare gli orribili scannamenti dei poveri animali sull’altare dei templi. Orribile usanza autorizzata recentemente in Perù, se non erro il Paese.

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